La partita di pallone
Pubblicato da salvosimone su Gennaio 25, 2009
Non contenti di quanto appena accaduto, ci appostiamo all’uscita del liceo classico e tra due chiachiere col Fugazzotto e il Todaro, due telefonate e due conversazioni multiple di msn riusciamo a organizzare la consueta partita di calcetto settimanale, un evento che accomuna gruppi di amici di tutte le età in tutta Italia, da generazioni. Avete presente la partita scapoli contro ammogliati del film di Fantozzi? Siamo a quei livelli, solo che noi di solito facciamo Malati terminali-Sani fisicamente o quasi.
Tale partita è ideale per sfogare il nervosismo accumulato in una settimana, mantenersi in forma, e spendere cinque euro.
La nostra in particolare ha sempre delle singolari caratteristiche:
il numero di bestemmie supera sempre di molte volte il numero dei gol totali, moltiplicato per dieci.
Il numero di gol, è molto alto, viste le difese “attente” e i quattro attaccanti ogni sei giocatori.
Emanuele cade rovinosamente a terra almeno una volta.
Il proprietario del campo, per un motivo o l’altro, viene sempre irritato fino all’incazzatura.
In campo volano scarpe, insulti, stinchi e pallonate nei punti vitali.
A Ermes vengono i crampi.
Qualcuno non viene all’ultimo momento e viene sostituito con chicchessia.
Se c’è Ciccio Recupero, ha i calzettoni rosa.
G**suè lancia di continuo esternazioni belluine che farebbero rabbrividire anche il più audace carpentiere navale, del tipo:
“Oggi mamozzo mi sa chi sceppi na para i mmafaiati“
(Oggi, caro amico mio, credo che tu possa incorrere in svariati atti di violenza).
Oppure
“Mi pari a mia chi tu non ni manci cipudda” [Significato ignoto]
(Io ritengo che tu non sia del tutto solito desinare con delle cipolle)
Ma soprattutto, e prima di tutto, ogni dannatissima volta succede qualcosa prima di arrivare, cosicchè accade che buona parte degli pseudo-giocatori si presenta puntualmente mezz’ora dopo il calcio di inizio.
Come quella vota che Manuri disse “Cinque e mezza massimo e sono a casa, mi prendete e andiamo”. Arrivò a casa alle 6 e dieci, ancora non cambiato.
Ma questa volta no, ho organizzato tutto, tutto è perfetto. Mi cambio mezz’ora prima, non è da me, ma va bene così. Ho un bel pò di tempo libero, il piano è semplice: Prendo Enrico, lascio mia sorella in piazza, vado al campo. Tempo necessario cinque minuti, ne ho trenta, ma partiamo. Forse è la volta buona.
Faccio cento metri, cento cazzo di metri, e i miei sogni svaniscono nel nulla nell’esatto momento in cui vedo Ermes che agita le mani nella strada antistante, per attirare la mia attenzione.
Accanto a lui la macchina di Marco, ferma in mezzo alla carreggiata.
Mi fermo, mi corre incontro.
“Siamo rimasti a piedi”
“Questo lo vedo, cosa posso fare per aiutarvi?”
Ho escluso a priori l’idea di trainarli, così decidiamo di spingere la macchina verso un parcheggio di fortuna, poi scappiamo verso il campetto. Intanto Enrico mi aspetta, ignaro.
Siamo io, Marco ed Ermes. Ovviamente dato che Ermes ha al massimo la forza fisica per spingere in avanti il proprio stesso corpo, facciamo mettere lui al volante. Purtroppo non ha nemmeno la patente. “Premi la frizione, metti la folle e gestisciti lo sterzo, ok?”
“Certo certo, tutto ok”
Spingiamo la macchina, ma riusciamo a farla avanzare di pochissimo, ed è strano. Vabè che una Brava pesa 1100 chili (1150 Ermes incluso), ma siamo in pianura, dovrebbe muoversi più facilmente. Proprio niente da fare. Mancano dieci minuti alla partita.
Mia sorella propone di farci aiutare da alcuni suoi amici che stanno poco più avanti.
Andiamo con la mia macchina, li preleviamo a forza e senza spiegazioni, torniamo e li mettiamo al lavoro.
La macchina si muove meglio, quattro maschi giovani e più o meno forti che spingono con tutta la loro forza, ma niente. Ancora troppa fatica.
“Ma la frizione c’è?”
“SIII CERTO!!”
“A folle sei?”
“HO detto si!!”
Decidiamo di forzare, il vento gelido sferza la faccia e la pioggia ghiacciata inizia a pungere fastidiosamente, un misto tra rabbia e disperazione inizia ad investirci, ma noi continuiamo stoicamente a spingere con tutta la nostra forza. Ma il parcheggio è lontano, gli sforzi sono vani. cinque minuti alla partita, Enrico ignaro, gli telefono disperato, è già al campo.
La rabbia cresce sempre più.
IO:”Ma come ma sei rimasto a piedi?”
Marco: “Sono rimasto senza benzina“
La mia rabbia cresce in maniera esponenziale.
“MA LA FRIZIONE SEI SIC…”
“SIIIIIIII HO DETTOOO!!!”
Entro in macchina,
C’era il freno a mano tirato.
Poi bella partita: Gol, pali, pioggia, insulti, cadute, parate, vittoria 9 a 6, in rimonta.
Alla prossima partita. Potrebbe anche scapparci il morto.
Ah e poi quella sera, sempre ad Ermes, è caduto il cellulare nella tazza del water mentre eravamo a casa di Zingales.




betclic detto
bella giornata …….. a Roma si direbbe che sfiga!!